Se cerchi innovazione, cambia le regole

Una delle sfide per la nostra professione non è sapere come sarà il suo futuro, ma in che modo raggiungerlo.

L’innovazione richiede creatività e immaginazione; andare oltre se stessi e i limiti del possibile.

cpn

Georges Bataille la definì trasgressione, e il suo lavoro esplora la ragione per la quale i nostri codici morali guardano al “qui” e non ad “altrove”. I suoi scritti si concentrano su alcuni fra i più delicati argomenti, e in particolare sul sesso perché, sostiene, è a questo campo che scegliamo di applicare alcune delle nostre più rigide convenzioni e norme sociali. Bataille era convinto della necessità di esplorare punti di vista e comportamenti che superano ampiamente i limiti delle nostre convenzioni per individuare i livelli di tolleranza entro i quali ci muoviamo. Non è facile riuscirci se non in questo modo. Ma da questa nuova posizione, dove tutto appare inconcepibilmente grossolano ed offensivo (e se leggete Bataille, comprenderete cosa intendo dire), è possibile almeno chiedersi: “perché crediamo che questo sia il posto giusto per la nostra soglia morale, e non altrove”? (vedi le letture suggerite in calce).

Per poter immaginare un futuro alternativo per la fisioterapia – futuro che possa venire incontro ai bisogni dei cambiamenti culturali, economici, politici e sociali del XXI secolo – potremmo dover operare lo stesso genere di trasgressione, attraverso un pensiero ed una attività clinica creative.

Il problema è che tali azioni richiedono, forse addirittura esigono, di superare le regole che oggi definiscono ciò che è permesso e ciò che non lo è. Ma questo implica che le autorità di regolamentazione e gli ordini professionali entrino in conflitto con l’imperativo del cambiamento, dal momento che il loro ruolo è innanzitutto proteggere i vulnerabili confini della professione; di pattugliare le frontiere della professione dalle incursioni di altri profili, e dalle infrazioni al proprio interno. Garantiscono insomma la regola scritta di cosa sia la fisioterapia, ma non di ciò che può diventare.

Ogni professione ha bisogno di forme di regolamentazione, se non altro per delimitare il suo campo d’azione. Nessuna professione può sopravvivere in assenza di alcune limitazioni. Ma quando è necessario cambiare, le autorità che si occupano di regolamentazione dovrebbero attuare dei meccanismi che ne allentino l’influenza: rimanere sullo sfondo e permettere di produrre nuovi, motivati, ragionati, critici modelli dal tessuto della professione.

Se un’autorità di regolamentazione ha il potere di alzare una cortina di ferro attorno alla professione, costringe chi cerca di esplorare le possibilità di una fisioterapia alternativa ad andarsene. Non solo ciò rappresenta un terribile spreco di talento e di anni di investimenti pubblici: riduce la fisioterapia all’immagine di ciò che era in passato.

D’altra parte, un’autorità a maglie troppo larghe, che permetta a tutto di superare la soglia della professione, rischia di fare perdere identità alla professione stessa e, con essa, la comprensione e la credibilità della popolazione, dei collaboratori, dei finanziatori.

Ciò di cui abbiamo bisogno, forse come non mai nella nostra storia, è una professione che sia più magmatica che squadrata; più permeabile che inespugnabile; più condiscendente e meno resistente a idee trasgressive, inconcepibili, addirittura ridicole, e per ottenere questo le autorità devono fare la loro parte e serenamente farsi da parte.

Dave Nichols, 19 maggio 2017


If you’re looking for innovation, regulatory authorities need to change è stato originariamente pubblicato su Critical Physiotherapy Network, rete internazionale collaborativa di accademici, medici e ricercatori che condividono le proprie competenze nelle scienze mediche, in quelle sociali ed umane per comprendere, mettere in discussione e sviluppare teoria e pratica nella fisioterapia.

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