Creatività e fisioterapia

Chiunque viva con un artista, ne conosca uno o abbia una formazione nelle arti sarà drammaticamente consapevole di quanto sia povera di creatività tanta parte della educazione e della pratica in fisioterapia.

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Mio fratello è fotografo ed insegnante, e mi rammenta spesso del nostro diverso modo di affrontare le cose. Quanto spesso lui riesce a pensare come un’artista, tanto poco di frequente io riesco ad applicare quel design-thinking di cui parla Grace Jeffers quando afferma che “se il design-thinking permette di risolvere un problema, il pensiero artistico permette di percepire la strada verso una soluzione” (clicca qui).

Non c’è nulla di sbagliato nel modo in cui ai fisioterapisti viene insegnato il ragionamento clinico – c’è sicuramente molto da dire sul pensiero deduttivo che permette di individuare la causa specifica di un problema e di sviluppare una ipotesi  clinica. Tuttavia, lo stesso sistema di pensiero non appare così efficace per molti degli approcci astratti che sono richiesti nella pratica di oggi.

Il ragionamento clinico ha spesso un’aura teleologica, nel senso che è orientato su risultati ed obiettivi: anticipa cioè la conclusione sin dall’inizio. Ciò può andar bene nel pensiero economico, industriale, strumentale, dove la complessità dei fenomeni viene ridotta nelle loro singole parti. Risulta invece meno funzionale nel pensiero innovativo, astratto, esplorativo, metaforico.

Perché tutto questo dovrebbe avere qualche importanza per il fisioterapista? Una ragione è che molto di ciò che ha a che fare con la fisioterapia non può essere ridotto ad una semplice relazione causa-effetto. Ci sono idee, emozioni, convinzioni soggettive, valori, prospettive, desideri che rischiano di venire appiattiti e spersonalizzati da troppo “strumentalismo”.

Siamo inoltre testimoni di una ricerca di un pensiero più creativo e innovativo negli ultimi anni – in particolar modo nella popolazione dei paesi sviluppati, dove ci si è resi conto che le economie in futuro saranno basate più sulla produzione creativa che su quella di beni e servizi che possono essere acquistati a prezzi inferiori altrove (vedi questo famoso esempio).

Ho trovato pertanto di grande interesse questo approccio di una scuola di design che ha spinto gli studenti a pensare più come degli artisti che come dei designer, cercando di “sentire” la strada verso la soluzione, piuttosto che affrontare il problema focalizzandosi su di essa.

Una delle urgenze più attuali è cercare di prevedere il modo in cui la fisioterapia dovrà cambiare nel futuro. Forse una risposta a questa richiesta potrebbe essere prendere spunto dal lavoro degli artisti e offrire ai nostri studenti, ai nostri colleghi e a noi stessi lo spazio per essere più creativi, dubbiosi, acuti, misteriosi.

Come ci ha mostrato il movimento dadaista, ciò che oggi può apparire ridicolo, potrebbe domani dimostrarsi fondamentale.

Dave Nichols, 9 maggio 2017


Creativity in physiotherapy è stato originariamente pubblicato su Critical Physiotherapy Network, rete internazionale collaborativa di accademici, medici e ricercatori che condividono le proprie competenze nelle scienze mediche, in quelle sociali ed umane per comprendere, mettere in discussione e sviluppare teoria e pratica nella fisioterapia.

 

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