Dolore cronico e illusione extra-corporea

Se vi siete imbattuti in racconti di persone che affermano di aver vissuto una “esperienza extra-corporea” (out of body experience – OBE) in occasione di un grave trauma come un incidente stradale, potreste immaginare la ragione che porta a ipotizzare una collegamento fra OBE e il dolore cronico. Alcuni scienziati sostengono che la realistica allucinazione che rappresenta una OBE può talvolta avere una funzione adattiva, “allontanando” le vittime del trauma ad una “distanza psicologica di sicurezza” dal dolore e dal trauma stesso. Di recente, abbiamo ricreato una illusione analoga ad una OBE nel nostro laboratorio per valutare se questa strategia può ridurre la percezione del dolore di individui soggetti a dolore cronico [5].

outofbody

I partecipanti alla ricerca – diciotto persone che soffrivano di dolore cronico dovuto a differenti condizioni come sciatica, artrosi, mal di schiena – sono stati coinvolti in un esperimento particolare: seduti su una sedia, con indosso un paio di occhiali per la realtà virtuale collegati ad una videocamera che li filmava da dietro (!). E’ possibile vedere un video del setting qui:

Chronic pain and out-of-body illusions

Mentre uno sperimentatore ne toccava e accarezzava la schiena i partecipanti, seduti, osservavano di fronte a loro, attraverso gli occhiali, il proprio corpo (virtuale). La situazione riproduceva una esperienza cosiddetta extra-sensoriale (full body o out of body illusion): una illusione corporea multi-sensoriale utilizzata in numerosi studi dal 2007  [1-3]. La situazione crea, nella maggior parte dei partecipanti, la percezione che il proprio sé non sia più localizzato nel corpo, ma in una posizione intermedia fra dove sta il corpo reale e dove viene visualizzato quello virtuale. I partecipanti inoltre si identificano maggiormente con il corpo virtuale quando vedono l’azione dello sperimentatore nel momento ne hanno esperienza tattile.

Per verificare se l’illusione possa determinare una riduzione dell’intensità del dolore, l’abbiamo misurata – utilizzando il McGill Pain questionnaire – prima e dopo l’esperienza (quando l’azione dello sperimentatore è vista e vissuta in tempo reale) e la condizione di controllo (in presenza di asincronia fra l’azione dello sperimentatore la visione della stessa). L’intensità del dolore nel primo caso si riduceva del 37%! Questo può essere definito come effetto analgesico “clinicamente utile” (clinically useful). Ciò che non sappiamo tuttavia è la durata di questa riduzione nella intensità del dolore, e se una simile strategia può essere utilizzata fattivamente nella gestione del dolore cronico.

Su cosa determini la riduzione nella intensità del dolore, al momento possiamo solo fare delle congetture. Vi sono sempre più numerose evidenze che almeno alcuni tipi di dolore cronico sono collegati ad una [aberrante] rappresentazione multi-sensoriale del corpo. Alterando ulteriormente questa rappresentazione con il conflitto multi-sensoriale intrinseco alla illusione extra-corporea, l’intensità del dolore ne risulta ridotta. I nostri risultati si trovano in accordo con un numero di studi precedenti che hanno mostrato come l’elevata integrazione dei segnali multi-sensoriali nel corpo possa avere un impatto sulla fisiologia e forse sulla stessa omeostasi (ad esempio, la ricerca del gruppo di Moseley che mostra come l’illusione della mano di gomma determini una certa riduzione della temperatura della mano [4, 6]). I dati in nostro possesso mostrano come la percezione sia del dolore acuto che di quello cronico possa essere alterata da un cambiamento nella integrazione multi-sensoriale indotto da una illusione. In qualche modo, forse, non dovremmo essere sorpresi da questo fatto. In presenza di dolore, c’è sempre dolore nel corpo. Se le rappresentazioni della localizzazione o della estensione di quel corpo vengono alterate dalle illusioni corporee (o da un danno cerebrale), anche l’esperienza del dolore in quel corpo può presentarsi alterata: talvolta in bene, talvolta in male.

  1. Aspell, J.E., Heydrich, L., Marillier, G., Tom Lavanchy, T., Herbelin, B. and Blanke, O., 2013. Turning body and self inside out: visualized heartbeats alter bodily self-consciousness and tactile perception. Psychological Science, 24(12), pp.2445-2453.
  2. Ehrsson, H. (2007). The Experimental Induction of Out-of-Body Experiences. Science 317, 1048
  3. Lenggenhager, B., Tadi, T., Metzinger, T., and Blanke, O. (2007). Video Ergo Sum: Manipulating Bodily Self-Consciousness. Science 317, 1096-1099.
  4. Moseley, G.L., Olthof, N., Venema, A., Don, S., Wijers, M., Gallace, A., and Spence, C. (2008). Psychologically induced cooling of a specific body part caused by the illusory ownership of an artificial counterpart. Proceedings of the National Academy of Sciences 105, 13169-13173.
  5. Pamment, J. & Aspell, J.E., 2016. Putting pain out of mind with an ‘out of body’ illusion. European Journal of Pain 21(2): 334-342.
  6. Salomon, R., Lim, M., Pfeiffer, C., Gassert, R., and Blanke, O. (2013). Full body illusion is associated with widespread skin temperature reduction. Frontiers in behavioral neuroscience

Chronic pain can be lessened by an ‘out of body’ illusion è stato originariamente pubblicato su Body in Mind, piattaforma web della Università dell’Australia del Sud nata con l’obiettivo di promuovere una migliore comprensione del dolore secondo un approccio clinico-scientifico.

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