La persona con Alzheimer, la sua dignità, la sfida di essere competenti

La costruzione di uno spazio dedicato, vitale e vivibile, per persone con Demenza di Alzheimer (DA) all’interno di una struttura residenziale per anziani non autosufficienti. Questo il focus del convegno di giovedì 13 settembre organizzato e ospitato dalla APSP di Borgo Valsugana.

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Tutelare la dignità della persona con DA attraverso lo sviluppo e l’applicazione di competenze e soluzioni dedicate, anche attraverso l’adattamento di una dimensione abitativa protetta ma inadeguata come quella di una residenza per anziani. Questo l’obiettivo che ha portato alla creazione di un nucleo residenziale progettato e costruito in modo da rendere lo spazio vitale non solo adeguato alle caratteristiche dei suoi abitanti, ma soprattutto funzionale al mantenimento delle abilità residue del malato.

Condividere la visione di una presa in carico che unisca rigore scientifico e rispetto della unicità del percorso di vita di ciascun malato, l’obiettivo del convegno di Borgo.

Circa 160 i partecipanti, dei quali 105 di formazione sanitaria (solo 5 i fisioterapisti “accreditati”). Due interventi introduttivi: una stimolante riflessione sul concetto di dignità, e sulle declinazioni in ambito giuridico del termine, da parte del sempre stimolante Fabio Cembrani; un incoerente ed inconsistente monologo da parte di tal Marco Trabucchi di Brescia. Entrambi, purtroppo, non hanno mancato di segnare il terreno con riferimenti al loro backgound cattolico, come a ribadire che la qualità empatica di chi opera nel settore sanitario possa trovare ispirazione solo in quell’orizzonte culturale.

Interessanti le relazioni delle architette che hanno progettato il nuovo nucleo. Poco più che una curiosità il racconto dell’esperienza dell’Associazione Alzheimer di Bari.

Due brevi riflessioni.
Un convegno gratuito distribuisce 7 crediti ECM e ti paga anche il pranzo: grande partecipazione da parte degli infermieri, che sono ottimizzatori di processo per formazione.
Il futuro della presa in carico della demenza è davvero quello residenziale istituzionalizzato, o non è forse più efficace ed efficiente la creazione di esperienze comunitarie locali dove il contesto abitativo originale condiviso (co-housing) possa superare la logica della residenzialità “forzata”?

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